Nell'universo delle cose importanti o utili da comunicare questa ha il penultimo o ultimo posto. Eppure non posso esimermi dal farlo, visto la viscerale intemperanza che la governa.
In questi giorni di valigismo (niente a che vedere con il vaginismo, tranquilli, solo una sorta di retropensiero impellente e angoscioso sulla quantità di cose e valigie da preparare prima di un trasferimento) e di ostinato lavoro, mi succedono cose strane di cui vorrei mettervi a parte. Accade infatti che sul finire di un'esperienza, e sulla soglia di una nuova, la vecchia volpe milanese ti colpisca con un inaspettato colpo di coda. Perché ti fa camminare al mattino e incontrare persone che non vedevi da mesi, come se l'urbe fosse un paesiello. Perché improvvisamente le persone arcigne che sembravano dotate di un cuore a scoppio e la cui indifferenza ti feriva e ti faceva dubitare del comunismo, si rivelano umane e calorose come e più di altre. Perché questa città si nasconde e ti beffa, e misteriosamente si rivela all'ultimo per quella che non credevi che fosse, lasciandoti sempre il dubbio che tu, in fondo, non ci avevi capito niente.
*Precisazioni per l'improvvido lettore. E' qui in atto una non ben motivata sineddoche tra la città lombarda e i suoi abitanti, gli stili di vita, i modi di fare, etc.
foto di m a u z

Dicono che partire è un po' come morire. (dicono?). Io ci credo, ma solo a metà. Fra meno di una settimana queste (stanchissime) membra saranno oltr'Alpe, ma non nell'oltr'Alpe dove mangiano le baguette. Fra poco meno di una settimana, mi viene da ridere. Dovrò ripescare nella memoria un po' ossidata i ricordi di una lingua che non mastico da tantissimo tempo. Ma questo non mi spaventa. Dovrò organizzare cose del tipo: sotto quale tetto depositare la testa sul cuscino ogni santa sera? E tutto quanto ne consegue. Questo un pochino mi preoccupa, ma non mi spaventa. Fra poco meno di una settimana avrò di che lungamente parlare, tra me e me, che è pur sempre una compagnia, ma non ci saranno tutte quelle persone che costellano le ore e le giornate e i pensieri. E questo sì, mi spaventa.
Ecco. Mente traditrice! Uno parte con l'intenzione di dire due frasi allegre e leggere, e guarda un po' che ti combini, viene fuori un discorso melenso e nostalgico? Accidenti a me e alla mia mamma che mi ha fatto come la mia nonna che ai saluti prima delle partenze sempre piangeva al balcone.
Ps. I piedi non sono i miei. La foto è di ottimo_massimiliano
"Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora; in altre parole questa è la storia di uno sfiduciato che non è piu' padrone di sé e insieme la storia di un egomanicaco, per costituzione e non per facezia - questo tanto per cominciare dal principio con ordine ed enucleare la verità, perché è proprio questo che voglio fare. - Cominciò una calda notte d'estate, sì, con lei seduta su un parafango quando Julien Alexander che sarebbe... Ma comincio dalla storia dei sotterranei di San Francisco. [...] Scatenata nei tetri pomeriggi nella stanza di Julien e Julien seduto che non le bada ma fissa il grigio vuoto delle tarme e si muove solo di tanto in tanto per chiudere la finestra o mutar l'incrocio dei ginocchi, tondi occhi sbarrati in una meditazione così lunga e così misteriosa e come dico io così Cristo, veramente, così agnello anche dal di fuori, da far impazzire chiunque..."
(Jack Kerouac, da I sotterranei, Feltrinelli, 1976)